Il concetto di One Health rappresenta un approccio innovativo che vede la salute umana, quella animale e il benessere dell'ambiente perfettamente interconnessi tra loro.
Si tratta infatti di un nuovo modello di umanesimo tecnologico che integra discipline diverse per promuovere un benessere globale attraverso la collaborazione tra sanità, ambiente, istruzione, politica ed economia. Un paradigma che, oggi più che mai, si rivela cruciale per affrontare le sfide future legate alla salute, alla sostenibilità integrale oltre all’evoluzione della medicina con il supporto tecnologico come l’intelligenza artificiale.
One Health non è solo un obiettivo di prevenzione sanitaria: è una visione strategica per garantire la sostenibilità e il benessere collettivo, in linea con l'Agenda 2030.
Che cos’è l’approccio One Health?
Da un po’ di tempo, quando si parla di benessere non si guarda più solo a sé stessi o, al più, alla salute dei propri familiari.
Al contrario, la tendenza è di collocare questo concetto in un contesto più ampio e sfaccettato, fatto di connessioni intersoggettive, globali (geograficamente parlando, ma non solo), politiche e sociali.
Si comincia così a parlare di salute inserendola in un ecosistema che si dirama in più settori, anche molto diversi tra loro: dall’agricoltura al lavoro, dall’ambiente agli edifici scolastici.
Quando questi concetti esplodono in una serie di significati nuovi e di più ampio respiro, possiamo parlare di One Health, quell’idea che si basa sull’integrazione di discipline diverse e vede:
la salute umana
la salute animale
la salute degli ecosistemi
indissolubilmente legate tra loro.
A oggi il 15% dei cittadini europei, italiani compresi, dichiara di conoscere il concetto ricompreso solo dal “titolo” One Health e, quando questo viene descritto, la percentuale sale al 24%. Quando invece viene esplicitato in cosa consiste il modello One Health, esso piace eccome, soprattutto in Italia (88% contro il 71% in Europa).
Insomma, il modello One Health è conosciuto ma non ancora così diffuso.
Eppure, un approccio del genere rappresenta una via fondamentale per il futuro dell’essere umano e del pianeta: la consapevolezza di un’interdipendenza tra i due deve necessariamente guidare le scelte politiche future e quelle degli attori sociali ed economici, i comportamenti del cittadino, gli sviluppi per medicina e sanità.
E nonostante la pandemia abbia reso più evidenti le connessioni tra le varie parti del nostro mondo – mettendoci di fronte all’insostenibilità dei nostri modelli di consumo e di produzione – un equilibrio sociale ed economico, in Europa, che faccia capo a questo concetto sembra ancora distante.
Perché si crei una società globale rispettosa del benessere e della salute, umana e non, urge rendersi conto, a tutti i livelli, della complessa rete di relazioni in cui siamo inseriti, di cui fanno parte: la qualità della sanità e della medicina, gli stili di vita, le condizioni lavorative, l’ambiente naturale, la struttura di sistemi sociali (lavoro, famiglia, scuola), la geopolitica e via dicendo.
Speranze sul futuro
Guardare al futuro oggi significa trovarsi sospesi tra voglia di volare e paura di cadere, con l’obiettivo di raggiungere un equilibrio che renda la vita più sostenibile e serena.
Eppure, accanto all’incertezza e al pessimismo – circa il 60% degli italiani e il 58% degli europei ritiene che il futuro del proprio Paese sarà peggiore del presente – c’è una porzione consistente di persone che guarda avanti con positività.
Gli europei sembrano leggermente più fiduciosi degli italiani: il 21% degli europei crede in un domani migliore, rispetto al 16% degli italiani.
Gran parte dei timori si concentra sul futuro dell’ambiente e sull’onnipresente tecnologia, che assume a volte forme pericolose, altre volte forme rassicuranti.
Circa il 40% della popolazione si aspetta cambiamenti climatici catastrofici, mentre tra il 30% e il 40% teme un futuro di eccessiva dipendenza tecnologica, una vita immersa nel virtuale.
Ma non mancano visioni costruttive e propositive: oltre il 30% delle persone ripone fiducia nella scuola come leva di cambiamento e nel potere della scienza medica, con il 28% convinto che molte malattie saranno sconfitte.
La salute è, senza dubbio, il punto più critico e sentito per i cittadini – prioritaria per il 70% degli italiani e il 74% degli europei – seguita dal lavoro e dalla qualità dell’ambiente.
Tuttavia, in Italia, più della metà della popolazione si dichiara insoddisfatta dell’attuale gestione della sanità, con problemi crescenti su liste d’attesa e carenza di medici.
Negli ultimi anni, infatti, il 37% degli italiani ha percepito un peggioramento nelle condizioni di salute e ambiente.
E se pensiamo al futuro, la visione è equamente divisa: un terzo immagina un miglioramento, un terzo crede che le cose resteranno come sono e, un terzo teme un ulteriore peggioramento.
In questo scenario così sfaccettato, emergono con forza desiderio di cambiamento e di trasformazione, un’energia positiva che deve concentrarsi su istruzione, scienza e un nuovo modo di vivere la tecnologia e l’ambiente.
Salute e tecnologia alleate
Perché si guardi al futuro con speranza e ottimismo, prevenzione e approccio integrato devono essere le nuove parole d’ordine della medicina del domani.
La sanità sta evolvendo verso modelli sempre più sistemici e meno frammentati, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e promuovere una longevità in salute – riducendo le malattie croniche e, di riflesso, i costi sanitari.
Non si tratta solo di prevenire le malattie, ma di promuovere uno stile di vita sano e un benessere duraturo, grazie a una crescente attenzione a pratiche salutari e al supporto delle nuove scoperte nel campo della genetica e delle biotecnologie.
Questo approccio sta già cambiando il ruolo del medico di base, che diventa il punto di sintesi tra i vari specialisti, aiutando a mantenere un quadro completo della salute del paziente.
In Italia, però, la prevenzione è ancora associata soprattutto a controlli medici e screening periodici: due terzi degli italiani pensano che significhi fare esami regolari, e più della metà collega la prevenzione a una buona alimentazione e a uno stile di vita sano.
All’estero, invece, è più un’abitudine quotidiana: il 60% delle persone la vede come movimento fisico, il 57% come attenzione alla dieta e il 55% come uno stile di vita corretto.
Fortunatamente, una buona percentuale di italiani è pronta a fare cambiamenti concreti e quasi la metà (45%) è disposta a modificare le proprie abitudini per guadagnare in salute (contro il 39% degli europei).
La tecnologia è un’altra grande alleata: Intelligenza Artificiale e innovazioni digitali stanno trasformando velocemente la medicina. Già oggi vediamo gli effetti di questo cambiamento e, nei prossimi 25 anni, il loro impatto sarà ancora più radicale.
Parliamo di processi più rapidi e precisi grazie alla digitalizzazione dei dati, dell’uso massiccio dei big data per migliorare la medicina e le politiche di salute pubblica, e persino della possibilità di espandere la medicina domiciliare.
Inoltre, l’IA e altre tecnologie consentiranno di progettare città più sostenibili e a misura di benessere.
Tutto questo sta spingendo anche verso una nuova formazione dei medici, che avranno bisogno di competenze interdisciplinari: dalla biomedicina alla robotica, passando per la tecnologia avanzata.
Il modello One Health riunisce tutto questo in un sistema integrato dove formazione, tecnologia e sostenibilità economica si fondono.
Un nuovo umanesimo tecnologico, in cui l’innovazione medica e ingegneristica si unisce a una visione culturale rinnovata, pronta a superare i vecchi modelli ormai in crisi. La pandemia ci ha fatto capire che è il momento di un cambiamento radicale, e ora siamo sulla strada giusta per costruire una sanità più solida e umana.
One Health, un progetto a lungo termine
È impossibile fare una vera e propria previsione di come andranno le cose entro il 2050, eppure i dati sulla consapevolezza possono far sperare in un buon inizio. La ricerca sociale sul tema del One Health, condotta nel 2023 dall'Istituto Piepoli per conto del Campus Bio-Medico e presentato in Senato alla presenza di autorevoli rappresentanti del Governo, delle Istituzioni e del mondo Accademico, illustra le principali prospettive e previsioni.
Per realizzarla si è deciso di utilizzare tra le diverse metodologie il metodo Delphi, dal nome tanto suggestivo quanto preciso.
Si tratta di una metodologia del tutto scientifica ma che va a indagare le varie strade che il futuro può prendere.
E per quanto sembri oracolare, il processo è molto pratico: nelle sue fasi, chiama in causa gli esperti del settore – in questo caso, dei settori – perché quella previsione sia il più aderente possibile alla realtà: da una moltitudine di visioni, di strade possibili, se ne cerca una plausibile e percorribile.
One Health, dunque, come modello integrato e integrale in cui educazione, formazione e divulgazione si saldano con tecnologia, nuove forme d’impresa e sostenibilità economica, definendo così un nuovo paradigma sociale.
Secondo gli opinion leader intervistati, One Health è l’unica strada praticabile per costruire un futuro sostenibile, oltre che una priorità imprescindibile. Anche tra i cittadini intervistati cresce un orientamento generale verso questo approccio, che promuove non solo la prevenzione delle malattie ma anche una visione più ampia del benessere.
In quest’ottica, il modello One Health rappresenta un punto di riferimento centrale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile previsti dall'Agenda 2030.
La visione che trova forma nel Masterplan One Health del Campus Bio-Medico, orientata all'innovazione, alla sostenibilità e allo sviluppo, offre una strada maestra replicabile per un futuro in cui progresso, rispetto per l’ambiente e salute collettiva possano procedere di pari passo, a beneficio del nostro Paese.
Con la raccolta dei dati fatta finora, e salvo sconvolgimenti ancora più impattanti di quelli che stiamo vivendo nel nostro presente, l’approccio One Health da un lato migliorerà il benessere collettivo, dall’altro favorirà lo sviluppo di una visione olistica e non più ombelicale su ciò che ci circonda.
È verosimile che una maggiore consapevolezza della profonda interdipendenza di tutti i fattori fin qui menzionati porti a una maggiore cura verso il mondo nel suo complesso, all’abbandono del feroce individualismo che a oggi sembra farla da padrone.
Livio Gigliuto è Presidente di Istituto Piepoli. Sociologo, Direttore Generale della Fondazione Italia Digitale e Direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale e Presidente del Consorzio Opinio Italia.
È autore di “Come promuovere la città. Strategie e azioni efficaci di marketing del territorio” (Franco Angeli, 2015), di “Di corsa. Of course” (Malcor D’ Edizione, 2017) insieme a Fabio Pagliara, di “L’Italia che comunica in digitale” (Bonanno, 2019), di “L’Opinione degli Italiani nel primo ventennio degli anni duemila” (Franco Angeli, 2020) insieme a Nicola Piepoli, di “L’Italia che comunica in digitale. Edizione 2021”, di “L’Opinione degli Italiani nel 2022 (e dintorni)” con Sara Merigo e di numerosi saggi su comunicazione, marketing e opinione pubblica.
Insegna comunicazione pubblica & social network presso la SNA, Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Commenta e analizza i principali fatti di attualità, società, politica ed economia sui più importanti mezzi di comunicazione nazionali.
Un lucida e appassionata riflessione sul tema della cura, a firma del professor Natalino Irti. Attraverso parole che invitano il pensiero a sostare e pause che suggeriscono il tempo di una riflessione profonda, si snoda una questione che, a partire da uno spunto etimologico, illumina aspetti normativi, filosofici e in ultima analisi vitali sulla natura di uno dei rapporti umani più delicati e intimi: quello tra medico e malato. Al centro di questa relazione si staglia il grande tema della libertà. Il malato è libero, capace di esercitare la propria volontà e il proprio diritto a essere informato in maniera adeguata: è poi compito del medico garantire questa libertà e fornire tutti gli strumenti necessari affinché la si impieghi senza vincoli. Quello tra medico e paziente è prima di tutto un rapporto tra esseri umani: «la malattia è un uomo malato». Non può esserci «tecnica della terapia» in assenza della «cura del paziente». È qui che scaturisce il tema della «dignità» dell’individuo e del suo personale percorso terapeutico.
La Research-based education rappresenta un modello di università basato sulla cosiddetta “competitive excellence” per attrarre e trattenere i migliori talenti e prepararli ad affrontare le sfide attuali.
La ricerca permette di affrontare le domande scientifiche della contemporaneità, studiando e analizzando i fenomeni con tutti gli strumenti a disposizione, in contatto con il mondo della innovazione pubblica e privata e coltivando il metodo e la cultura della “evidenza scientifica”.
Mediante la partecipazione personale ad attività laboratoriali e di simulazione, l'apprendimento si arricchisce e favorisce la capacità di approccio interdisciplinare alla conoscenza.
Il concetto di One Health rappresenta un approccio innovativo che vede la salute umana, quella animale e il benessere dell'ambiente perfettamente interconnessi tra loro.
Si tratta infatti di un nuovo modello di umanesimo tecnologico che integra discipline diverse per promuovere un benessere globale attraverso la collaborazione tra sanità, ambiente, istruzione, politica ed economia. Un paradigma che, oggi più che mai, si rivela cruciale per affrontare le sfide future legate alla salute, alla sostenibilità integrale oltre all’evoluzione della medicina con il supporto tecnologico come l’intelligenza artificiale.
One Health non è solo un obiettivo di prevenzione sanitaria: è una visione strategica per garantire la sostenibilità e il benessere collettivo, in linea con l'Agenda 2030.