La didattica research-based come strumento di formazione e di innovazione

Maria Chiara Carrozza

03 mar 2025

7 min di lettura

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La Research-based education rappresenta un modello di università basato sulla cosiddetta “competitive excellence” per attrarre e trattenere i migliori talenti e prepararli ad affrontare le sfide attuali.

La ricerca permette di affrontare le domande scientifiche della contemporaneità, studiando e analizzando i fenomeni con tutti gli strumenti a disposizione, in contatto con il mondo della innovazione pubblica e privata e coltivando il metodo e la cultura della “evidenza scientifica”.

Mediante la partecipazione personale ad attività laboratoriali e di simulazione, l'apprendimento si arricchisce e favorisce la capacità di approccio interdisciplinare alla conoscenza.

Come formare competenze critiche e pratiche di fronte alle sfide moderne? Che ruolo ha la Research-based education?

La Research-based education rappresenta una strategia educativa rivoluzionaria, progettata per formare competenze utili ad affrontare le sfide moderne. Questo modello consente agli studenti di acquisire sia abilità teoriche sia pratiche, tramite esperienze di laboratorio, stage e progetti di ricerca. È un approccio che sviluppa il pensiero critico e la capacità di porre domande significative, e trova le sue radici nell’impianto della concezione della formazione accademica delineato da figure quali von Humboldt e Condorcet. 
Tale metodologia è cruciale per affrontare questioni scientifiche, sociali e industriali in costante evoluzione.

La complessità delle sfide della società di oggi richiede infatti nuove competenze non solo ai ricercatori, ma anche a chi opera nella pubblica amministrazione e nell’impresa. In futuro, conterà saper studiare ciò che è importante per affrontare i problemi con metodo scientifico e la capacità di sperimentare e costruire modelli interpretativi della realtà con una visione interdisciplinare del mondo che consenta di contaminare saperi ed esperienze.

 

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Quali sono i progressi nelle neuroscienze e nell'intelligenza artificiale e in che modo i Nobel per la Fisica e la Chimica influenzano lo sviluppo di tecnologie innovative?

Oggi, l'AI for Science sta rivoluzionando e accelerando le scoperte scientifiche in più campi del sapere, rappresentando una sfida di responsabilità e competenza.

I Nobel per la Fisica e la Chimica del 2024 hanno premiato innovazioni nel campo dell’apprendimento automatico e delle reti neurali, che simulano le capacità cognitive del cervello, e nell’IA applicata alla predizione strutturale delle proteine. Questi avanzamenti aprono nuove possibilità per la biotecnologia e la sanità, dimostrando come l’intelligenza artificiale stia trasformando settori tradizionali, dal campo dei materiali a quello della chimica, accelerando le scoperte e creando nuove tecnologie con un impatto pratico immediato sulla società. 

Compito delle comunità scientifiche di tutto il mondo deve essere, quindi, quello di continuare a esplorarla, tenendo “la persona” al centro del processo di ricerca, con un atteggiamento condiviso di fiducia verso i valori e le finalità della scienza per liberare nuove forme di creatività e inventività.

In che modo le istituzioni scientifiche e di ricerca possono promuovere una società più sostenibile e inclusiva attraverso la diplomazia scientifica globale?

Gli istituti di ricerca si impegnano a ridurre l’impronta ecologica e a veicolare una scienza sostenibile e inclusiva, attraverso iniziative globali quali l’Open Quantum Institute del CERN, e l’Anticipation Gateway Initiative, promosso da GESDA, il Geneva Science and Diplomacy Anticipator. Questi progetti mirano a coinvolgere il pubblico e a unire ricerca e politica per anticipare e gestire i conflitti tecnologici emergenti, fungendo così da strumenti di diplomazia scientifica globale che avvicinano la scienza e la società.

Centrale, in questa prospettiva, il tema della libertà nella ricerca, poiché in un mondo sempre più interconnesso, dove le idee possono circolare senza osservare i confini, la libertà contribuisce alla promozione dell'innovazione. La scienza, inoltre, in un momento storico drammatico come quello che stiamo vivendo, rappresenta un mezzo potente per costruire collaborazioni fruttuose, per condividere conoscenze e risorse. In questo senso la Science Diplomacy può fungere da ponte tra nazioni, superando barriere politiche e culturali per la promozione della pace.

Anche le infrastrutture di ricerca internazionali, in quest’ottica, diventano uno strumento di diffusione della solidarietà scientifica, luoghi di incontro e di confronto pacifico, spazi neutrali e catalizzatori di progresso capaci di facilitare la condivisione di idee, metodi e risultati fra gruppi di lavoro di diverse provenienze.

Quali sono le opportunità della collaborazione pubblico-privato nella ricerca come chiave per l’innovazione e la soluzione alle sfide ambientali e sociali?

La collaborazione pubblico-privato è vista come una delle opportunità più significative per affrontare le sfide ambientali e rilanciare l’innovazione. Questa sinergia è considerata fondamentale per preservare il ruolo dell’Italia come paese manifatturiero leader in Europa e per offrire prospettive ai giovani.

La ricerca industriale, d’altro canto, è parte del DNA del CNR, che collabora con altri enti e istituzioni e con il settore privato per incoraggiare lo sviluppo industriale e sociale del Paese.

È compito delle comunità scientifiche promuovere l'innovazione e supportare la creazione di nuova impresa, impegnandosi nella ricerca traslazionale nell’interazione con il tessuto produttivo. Lo stimolo continuo alla creazione di un ambiente di Open Innovation, dove le idee possano fluire liberamente tra il mondo accademico, della ricerca e quello industriale, contribuisce a elevare in maniera significativa il grado di competitività industriale del Paese. Allo stesso modo, sono cruciali l’ideazione e lo sviluppo di start-up e spin-off per la capacità di sviluppare nuove tecnologie e prodotti che rispondono a esigenze reali del mercato.

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Qual è il valore della ricerca open-access nella sostenibilità ambientale e nel coinvolgimento dei cittadini, considerando il caso del Biodiversity Science Gateway?

Iniziative come il Biodiversity Science Gateway, sviluppato nell’ambito delle attività del National Biodiversity Future Center realizzato con i fondi del PNRR grazie ad una proposta progettuale coordinata dal CNR, favoriscono l’integrazione tra ricerca, governance e industria, supportando uno sviluppo sostenibile e il coinvolgimento di esperti qualificati.

ll Biodiversity Science Gateway è un esempio di come la ricerca open-access possa rendere accessibili dati critici sulla biodiversità e sulla sostenibilità, incentivando la collaborazione strategica tra il mondo accademico, l’economia e la cittadinanza. 

Questo portale scientifico facilita la condivisione di conoscenze e l’impegno sociale, permettendo alla ricerca di avere un impatto diretto sulle questioni ambientali e coinvolgendo i cittadini nelle attività scientifiche e decisionali. 

La piattaforma combina elementi fisici e digitali per mettere in contatto la comunità scientifica che si occupa di biodiversità con il sistema delle imprese, le pubbliche amministrazioni, i professionisti della conservazione della biodiversità e il pubblico in generale.

Qual è la centralità della persona nella ricerca biomedica 
e in che modo le tecnologie trasformano la qualità 
della vita?

Le scienze della vita e il loro rapporto con la ricerca clinica fino allo sviluppo di nuovi metodi di prevenzione e cura rappresentano l’esempio emblematico di come sia necessaria una formazione basata sulla ricerca, intesa come metodo scientifico di analisi e interpretazione della realtà con una visione interdisciplinare del mondo che consenta di contaminare saperi ed esperienze.

La ricerca bio-medica dimostra l’importanza della centralità della persona, offrendo soluzioni che migliorano la qualità della vita e promuovono l’inclusione sociale. L’impianto cocleare, grande successo dell’ingegneria biomedica che rende possibile per i bambini con disabilità uditive di sentire e comunicare, trasformando significativamente le loro vite, è un grande esempio di applicazione pratica - e felice - delle conoscenze.

Da donna che ha scelto la scienza e continua a viverla con passione, cosa diresti agli studenti e ai giovani per convincerli a intraprendere questa strada?

L’invito che vorrei rivolgere ai giovani è quello di seguire con caparbietà le proprie inclinazioni nello studio scientifico, di confrontarsi con le molteplici domande e dubbi che la Scienza inevitabilmente solleva, senza lasciarsi spaventare dalle difficoltà pur esistenti, soprattutto quando si muovono i primi passi nella ricerca. 

Vorrei che trovassero il coraggio, nella consapevolezza che la propria partecipazione al progresso tecnologico e scientifico e all’individuazione di soluzioni a problemi complessi rappresenta una risorsa preziosissima per la collettività: il risultato delle proprie fatiche e delle notti insonni ricadrà sul benessere delle altre persone, trasformandosi in un contributo reale, concreto, utile.

 

Maria Chiara Carrozza

Maria Chiara Carrozza è Professore Ordinario di Bioingegneria Industriale presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca e Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). In qualità di membro dell’High-Level Expert Group for FP10 della Commissione europea, ha contribuito alla realizzazione del Report “Act, align, accelerate”.

È presidente dell'European Science Advisors Forum (ESAF) e della rete europea di ricerca del G6. Ha fatto parte del Comitato di Coordinamento per l'aggiornamento delle strategie italiane sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale nel 2023.

Dal 2007 al 2013 è stata Rettore della Scuola Superiore Sant'Anna, dal 2013 al 2018 è stata membro del Parlamento italiano e ha fatto parte della Commissione Affari Europei ed Esteri. È stata Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca dal 2013 al 2014. Dal 2018 al 2021 è stata Direttore Scientifico dell'IRCCS Don C. Gnocchi.

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