A più di due secoli dalla nomina di Laura Bassi a cattedra in Fisica sperimentale, le donne continuano a compiere passi importanti nel mondo della ricerca scientifica. Nonostante i progressi, con il 46% delle ricercatrici in Italia, le percentuali si riducono nelle aree STEM, dove ancora persiste un divario di genere. Tuttavia, l'Università Campus Bio-Medico di Roma emerge come un modello positivo, essendo tra i dodici atenei italiani con una maggioranza di studentesse iscritte nelle materie scientifiche. Un impegno che si traduce in azioni concrete e culturali per promuovere l’uguaglianza di genere, come sottolineato dalla professoressa Simonetta Filippi.
UCBM sta infatti elaborando un piano strategico triennale per migliorare ulteriormente la parità di genere, attraverso iniziative di welfare aziendale e il monitoraggio delle opportunità. In questo contesto, le donne dell’Ateneo sono protagoniste in vari ambiti: dalle ricercatrici che partecipano a eventi e convegni scientifici, come Loredana Zollo e Marcella Trombetta, alla giovane Daniela Lo Presti, vincitrice del Sensor 2021 Best Ph.D. Thesis Award. E non mancano le studentesse, come Gaia Dobici e Francesca Ronci, che hanno raggiunto finali prestigiose con il loro progetto innovativo SmartPharma. L'Ateneo si conferma quindi un incubatore di talenti femminili, contribuendo in modo decisivo a un futuro scientifico più inclusivo e paritario.
UCBM tra i 12 atenei italiani con più studentesse Stem.
Sono passati 246 anni dal conferimento a Laura Bassi – tra le prime donne laureate in Italia – della cattedra universitaria in Fisica sperimentale dell’Istituto delle Scienze di Bologna. Oggi le donne ricercatrici in Italia sono il 46% e quelle con qualifica di professore ordinario il 25%, percentuali che si abbassano rispettivamente al 43% e 21% per l’area Science, Technology, Engineering and Mathematics (dati USTAT, Ministero dell’Università e della ricerca), indicando che c’è ancora molto da fare per promuovere la piena ed equa partecipazione del genere femminile nelle scienze, in materia di istruzione, formazione, occupazione e processi decisionali. Proprio come invita a fare la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, istituita dall'ONU nella data dell’11 febbraio. Un impegno che si fa tanto culturale quanto concreto per tutti gli atenei italiani – le donne iscritte ai dipartimenti scientifici sono il 37% – e anche per l’Università Campus Bio-Medico di Roma che rappresenta una felice eccezione: è tra i dodici atenei italiani con la maggioranza di ragazze iscritte nelle materie Stem.
«D’altronde in UCBM le donne sono a capo di Facoltà Dipartimentali, presiedono la metà dei Corsi di Laurea e rappresentano una buona percentuale del corpo docente» – ha affermato la professoressa Simonetta Filippi, ordinaria di Fisica Teorica e delegata del Rettore per il Gender Equality Plan.
«Per implementare un’azione efficace per la parità di genere sta lavorando un team costituito da tutte le componenti della nostra università (docenti, ricercatori, personale amministrativo, studenti). Si sta elaborando un piano strategico triennale che attraverso interventi di welfare aziendale e il monitoraggio dello stato delle pari opportunità tenderà a migliorare ulteriormente gli standard già elevati del nostro Ateneo.»
Sono diverse le iniziative cui l’Ateneo aderisce all’interno di network con aziende, istituzioni e partner scientifici: si va dalla partecipazione agli eventi digitali della rete di Unindustria, nell’ambito del progetto nazionale “STEAMiamoci” per la valorizzazione dei talenti femminili, a convegni più verticali come quello dedicato al ruolo delle donne nello sviluppo dei sensori, promosso da IEEE Sensors Council Italy Chapter con gli interventi di Loredana Zollo, Marcella Trombetta (professoresse ordinarie di Bioingegneria e Chimica) e di Daniela Lo Presti, PhD di Misure e Strumentazione Biomedica. Proprio Lo Presti, classe 1992, si è aggiudicata anche il premio Sensor 2021 Best Ph.D. Thesis Award per lo sviluppo di sensori indossabili all’avanguardia utili per il monitoraggio della frequenza respiratoria e cardiaca. Sono ancora più giovani le studentesse Gaia Dobici e Francesca Ronci, del primo anno di Ingegneria dei Sistemi intelligenti, che con l’ideazione della start-up SmartPharma – dedicata alla facilitazione del processo di acquisto e utilizzo dei farmaci – sono giunte tra i finalisti del bando StartCup Lazio 2021 conquistando anche il premio Pari Opportunità per il miglior progetto d’impresa sociale in ottica di pari opportunità.
Ma, come i numeri UCBM ci dicono, sono anche tante altre, ogni giorno, a spostare di un passetto in avanti “la Scienza per l’Uomo”. E per le donne.
Un lucida e appassionata riflessione sul tema della cura, a firma del professor Natalino Irti. Attraverso parole che invitano il pensiero a sostare e pause che suggeriscono il tempo di una riflessione profonda, si snoda una questione che, a partire da uno spunto etimologico, illumina aspetti normativi, filosofici e in ultima analisi vitali sulla natura di uno dei rapporti umani più delicati e intimi: quello tra medico e malato. Al centro di questa relazione si staglia il grande tema della libertà. Il malato è libero, capace di esercitare la propria volontà e il proprio diritto a essere informato in maniera adeguata: è poi compito del medico garantire questa libertà e fornire tutti gli strumenti necessari affinché la si impieghi senza vincoli. Quello tra medico e paziente è prima di tutto un rapporto tra esseri umani: «la malattia è un uomo malato». Non può esserci «tecnica della terapia» in assenza della «cura del paziente». È qui che scaturisce il tema della «dignità» dell’individuo e del suo personale percorso terapeutico.
La Research-based education rappresenta un modello di università basato sulla cosiddetta “competitive excellence” per attrarre e trattenere i migliori talenti e prepararli ad affrontare le sfide attuali.
La ricerca permette di affrontare le domande scientifiche della contemporaneità, studiando e analizzando i fenomeni con tutti gli strumenti a disposizione, in contatto con il mondo della innovazione pubblica e privata e coltivando il metodo e la cultura della “evidenza scientifica”.
Mediante la partecipazione personale ad attività laboratoriali e di simulazione, l'apprendimento si arricchisce e favorisce la capacità di approccio interdisciplinare alla conoscenza.
Il concetto di One Health rappresenta un approccio innovativo che vede la salute umana, quella animale e il benessere dell'ambiente perfettamente interconnessi tra loro.
Si tratta infatti di un nuovo modello di umanesimo tecnologico che integra discipline diverse per promuovere un benessere globale attraverso la collaborazione tra sanità, ambiente, istruzione, politica ed economia. Un paradigma che, oggi più che mai, si rivela cruciale per affrontare le sfide future legate alla salute, alla sostenibilità integrale oltre all’evoluzione della medicina con il supporto tecnologico come l’intelligenza artificiale.
One Health non è solo un obiettivo di prevenzione sanitaria: è una visione strategica per garantire la sostenibilità e il benessere collettivo, in linea con l'Agenda 2030.