Sono trascorsi esattamente due anni dal lancio pubblico di ChatGPT come sistema di intelligenza artificiale avanzato, basato su reti neurali profonde e progettato per attività umane legate alla comprensione del linguaggio naturale, nonché al riconoscimento di immagini e suoni.
Da allora, l’offerta di applicativi sempre più performanti – sviluppati da aziende consolidate o promettenti startup – si è moltiplicata per intercettare bisogni e necessità nei più svariati ambiti dell’ingegno umano, facendo intravedere anche un futuro florido dal punto di vista finanziario, con l’investimento di ingenti capitali.
Tuttavia, al di là delle dinamiche economiche, queste tecnologie hanno iniziato ad avere un impatto rilevante in settori che fino a poco tempo fa contavano quasi esclusivamente su professionalità specifiche e consolidate.
Con l’arrivo delle cosiddette “macchine pensanti” – termine su cui ci sarebbe da fare qualche precisazione – molte figure professionali si sono trovate ad affrontare un “concorrente” capace di mettere in discussione il loro ruolo, esponendole a significative vulnerabilità.
Pensiamo, ad esempio, ai settori della tecnologia, dei media, del marketing, della finanza o del diritto, in cui codice, parola e linguaggio ne costituiscono i principali ingranaggi.
Ma c’è un altro terreno in cui queste tecnologie sembrano avere grande margine di azione, ed è quello dell’educazione, un ambito vasto che abbraccia ogni fase della vita, dalla famiglia alla scuola, fino alla formazione continua.
L’intelligenza artificiale generativa è entrata in questo settore con forza, andando a incidere sui principali processi attraverso cui si costruisce e si trasmette conoscenza, si elabora il pensiero e si prepara il futuro degli individui e della società.
Alcuni, con visioni apocalittiche e alquanto frettolose, sostengono che questa “invasione di campo” dell’IA potrebbe decretare la fine del sistema educativo tradizionale.
Secondo tali prospettive, gli studenti, soprattutto i nativi digitali, non avrebbero più bisogno degli insegnanti, considerati addirittura un ostacolo all’interazione creativa con le macchine. Questo approccio, però, è del tutto fuorviante.
L’intelligenza artificiale, con le sue specifiche potenzialità, sta invece generando una nuova domanda nel settore formativo: la necessità di educatori-accompagnatori capaci di interpretare i cambiamenti in atto e di sfruttarli nella preparazione della migliore generazione di domani, dotata di:
- conoscenza
- profondità umana (e spirituale) e
- della capacità di trarre dal progresso tecnologico avanzato anche la soluzione ai mali delle nostre società.
Lo scopo dell’istruzione, infatti, non può e non deve limitarsi al trasferimento di nozioni e contenuti.
Oggi, grazie all’IA generativa e alla tecnologia digitale, l’accesso alla conoscenza è più diffuso che mai, ma ciò rende ancora più centrale il ruolo di chi sappia orientare l’elaborazione critica e creativa di queste informazioni.
Proprio per questo, risulta prioritario individuare quei metodi capaci di alimentare la curiosità e lo spirito critico, che del resto hanno permesso all’umanità di progredire lungo i secoli, trovando strategie di crescita efficaci e armoniche.
Le macchine, da sole, non vanno da nessuna parte.
E neppure gli individui, isolati, possono raggiungere grandi risultati.
Il progresso della conoscenza richiede sempre una guida esperta e appassionata, capace di leggere e interpretare la complessità del presente, con amore per il proprio lavoro e dedizione al bene comune.
D’altronde l’intelligenza artificiale, per quanto potente, resta pur sempre uno strumento: è nelle mani e nella saggezza degli educatori che può diventare un’alleata preziosa, capace di moltiplicare le possibilità e di dare forma a una società più consapevole, equa e solidale.
Non bisogna temere il cambiamento, ma occorre agire con coraggio e visione, affinché anche l’educazione rimanga il baluardo che tiene uniti progresso e umanità.