La medicina non è solo scienza, è soprattutto cura, un’arte che unisce conoscenza empirica e attenzione al senso più profondo della vita umana.
Sulle orme di Platone e Aristotele, l’articolo approfondisce due prospettive complementari: quella narrativa, che pone al centro la storia di vita e l’unicità di ogni individuo, e quella analitica, radicata nell’osservazione scientifica e nell’analisi dei dati.
Un dialogo tra filosofia e medicina che invita a riscoprire una pratica clinica capace di armonizzare mente e cuore, scienza e umanità.
Com’è noto ai più, in una delle Stanze vaticane, quella della Segnatura per essere precisi, si conserva l’affresco di Raffaello che prende il titolo di La scuola di Atene. Ora, per quanto possa essere interessante, e sicuramente stimolante, non è questo lo spazio per analizzarne il contenuto né i protagonisti (ci basti sapere che ci sono cinquantotto figure, tra matematici, astronomi, scienziati, un tempo tutti considerati filosofi) – ma possiamo in ogni caso concentrarci sui due centrali, vero cuore pulsante sia dell’affresco, sia della riflessione filosofica. Se infatti Socrate rimane un po’ discosto, con quella sua casacca verde e l’aspetto di un satiro, rappresentanti di quella sapienza che nel Cinquecento si voleva recuperare in tutto il suo splendore sono Platone e Aristotele.
Oltre alle Stanze vaticane, tuttavia, anche chiunque varchi le soglie dell’Università o del Policlinico Campus Bio-Medico inevitabilmente, prima o poi, si imbatterà nell’effigie dei due padri della filosofia, estrapolati dall’affresco per diventare il logo dell’Ateneo.
Eppure, dei tanti usi che di questi due maestri si sono fatti, questo dà più da pensare: che c’entrano due filosofi antichi con il mondo della medicina e della cura? Perché non Ippocrate, il padre della medicina? O perché non l’immagine del beato Alvaro del Portillo, che di queste realtà è stato di fatto il fondatore e continua a esserne l’ispiratore?
Invero le figure di questi due filosofi sono essenzialmente omogenee alla dimensione di cura tanto in senso scientifico, ippocratico, quanto in senso morale; così come sono connaturali all’ambito dell’Università, di cui a buon diritto possono essere considerati i patroni.
Se con Platone, in questo fedele discepolo di Socrate, la cura assume il significato della cura dell’anima, dell’attenzione al mondo del senso, delle idee, del logos per usare i termini del vocabolario antico, con Aristotele la cura si curva sulla dimensione sensibile, sull’attenzione al dettaglio empirico, sul corpo e le sue leggi.
Non è improprio suggerire che al primo dobbiamo l’ambito della bio-grafia, al secondo quello della bio-logia. Due mondi profondamente interconnessi, indispensabili l’uno all’altro.
Entrambi i nostri padrini si sono occupati a diverso titolo del tema del vivere, e soprattutto del vivere bene. Osserviamo dappresso le posture “filosofiche” date ai due filosofi dal pennello di Raffaello. Platone è rappresentato mentre punta l’indice verso l’alto, il mondo soprasensibile, in qualche modo ci ricorda che la realtà empirica, quella che cade sotto l’esperienza dei sensi, si spiega a partire dalle verità ideali, archetipe ed eterne. Ma si può anche leggere questa “indicazione” come un suggerimento a guardare in alto, al cielo, come a dire che non si spiegano le cose della terra senza fare riferimento a una dimensione trascendente.
Chi avesse visitato la stanza della Segnatura sa bene che di fronte alla Scuola di Atene si trova un altro capolavoro raffaellesco, La disputa per il Sacramento, che è appunto il complemento teologico di questo ragionamento per immagini.
Aristotele, d’altra parte, ha un movimento diverso, ci mostra la mano destra aperta all’altezza del fianco, dunque in posizione più bassa rispetto al dito del maestro, leggermente inclinata verso l’alto. Questo dettaglio è importante, perché anche per quest’ultimo il moto ascendente è centrale, su questo conviene con l’amico Platone, ma differisce il modo della sua ascesa.
La proposta aristotelica è quella dell’osservazione scrupolosa della realtà, dell’analisi accurata, dell’indagine causale, passando per tutti i livelli della materia, e che alla fine ci condurrà alla conoscenza scientifica: lo scire per causas, appunto.
Sono due modi del guardare scientifico entrambi essenziali, parimenti necessari alla riuscita dell’impresa di cura. Lo sguardo biografico, da un lato, che ci offre il contesto, il senso e il significato personale dell’arte medica; l’osservazione biologica, dall’altro, che ci riporta il dato, l’analisi e la ricostruzione causale delle ragioni delle condizioni di salute. Di entrambi questi occhi ha bisogno lo scienziato per poter offrire le cure/parole necessarie.
Quando si dice “scienza per l’uomo”, si intende questa sensibilità intellettuale e cordiale insieme che ha nei due pensatori antichi i propri modelli.
Giampaolo Ghilardi è Professore di Filosofia Morale presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, dove tiene corsi di Antropologia Filosofica, Etica Generale ed Etica della Tecnica nelle facoltà di Medicine e Chirurgia e Ingegneria.
Fa parte del Servizio di Bioetica Clinica del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, dell’Unità di Ricerca in Bioetica e Humanities ed è co-direttore della Collana “Etica del Lavoro Ben Fatto”.
Socio dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo nella classe di Scienze Morali e Storiche; Visiting Professor presso il Centro Interdisciplinario de Bioetica, Universidad Panamericana, Messico; è inoltre docente del Dottorato di Ricerca in Bioetica dell’Università Campus Biomedico di Roma e di diversi Master a tema bioetico. La sua linea di ricerca prevalente è nell’ambito della filosofia morale fondamentale all’interno della quale ha condotto un’indagine personale sui fondamenti analogici del ragionamento morale.
A partire da qui ha poi declinato questo modello razionale su una vasta gamma di argomenti di antropologia ed etica applicata.
Un lucida e appassionata riflessione sul tema della cura, a firma del professor Natalino Irti. Attraverso parole che invitano il pensiero a sostare e pause che suggeriscono il tempo di una riflessione profonda, si snoda una questione che, a partire da uno spunto etimologico, illumina aspetti normativi, filosofici e in ultima analisi vitali sulla natura di uno dei rapporti umani più delicati e intimi: quello tra medico e malato. Al centro di questa relazione si staglia il grande tema della libertà. Il malato è libero, capace di esercitare la propria volontà e il proprio diritto a essere informato in maniera adeguata: è poi compito del medico garantire questa libertà e fornire tutti gli strumenti necessari affinché la si impieghi senza vincoli. Quello tra medico e paziente è prima di tutto un rapporto tra esseri umani: «la malattia è un uomo malato». Non può esserci «tecnica della terapia» in assenza della «cura del paziente». È qui che scaturisce il tema della «dignità» dell’individuo e del suo personale percorso terapeutico.
La Research-based education rappresenta un modello di università basato sulla cosiddetta “competitive excellence” per attrarre e trattenere i migliori talenti e prepararli ad affrontare le sfide attuali.
La ricerca permette di affrontare le domande scientifiche della contemporaneità, studiando e analizzando i fenomeni con tutti gli strumenti a disposizione, in contatto con il mondo della innovazione pubblica e privata e coltivando il metodo e la cultura della “evidenza scientifica”.
Mediante la partecipazione personale ad attività laboratoriali e di simulazione, l'apprendimento si arricchisce e favorisce la capacità di approccio interdisciplinare alla conoscenza.
Il concetto di One Health rappresenta un approccio innovativo che vede la salute umana, quella animale e il benessere dell'ambiente perfettamente interconnessi tra loro.
Si tratta infatti di un nuovo modello di umanesimo tecnologico che integra discipline diverse per promuovere un benessere globale attraverso la collaborazione tra sanità, ambiente, istruzione, politica ed economia. Un paradigma che, oggi più che mai, si rivela cruciale per affrontare le sfide future legate alla salute, alla sostenibilità integrale oltre all’evoluzione della medicina con il supporto tecnologico come l’intelligenza artificiale.
One Health non è solo un obiettivo di prevenzione sanitaria: è una visione strategica per garantire la sostenibilità e il benessere collettivo, in linea con l'Agenda 2030.