Alzheimer, obiettivo diagnosi precoce

Beatrice Passarelli

03 mar 2025

5 min di lettura

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Un ambizioso progetto dedicato alla diagnosi precoce e alla terapia dell’Alzheimer prende forma grazie alla collaborazione tra la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, l’Università Campus-Bio-Medico di Roma e Fondazione Roma. Il Centro integrato per la ricerca e la cura della malattia di Alzheimer, che si distingue per un approccio olistico e multidisciplinare, mira a coniugare ricerca avanzata, diagnosi strumentale d’eccellenza e una gestione clinica personalizzata.

La ricerca preclinica, coordinata dal professor Marcello D’Amelio, si concentrerà sull’identificazione di biomarcatori per una diagnosi tempestiva e su interventi mirati per rallentare la progressione della malattia. Il professor Vincenzo Di Lazzaro, invece, dirigerà le ricerche innovative nell’ambito della diagnosi precoce, utilizzando tecniche non invasive e studiando la connettività cerebrale attraverso la stimolazione magnetica transcranica.

L’integrazione tra ricerca e assistenza, insieme all’adozione di tecnologie all’avanguardia come la Risonanza Magnetica 3 Tesla, garantirà una visione approfondita delle fasi iniziali della malattia. Il progetto, sostenuto da Fondazione Roma, prevede un percorso di cinque anni e punta a creare una sinergia virtuosa tra ricerca di base e applicazione clinica, con l’obiettivo di migliorare la vita dei pazienti e dei loro caregiver.

Con Fondazione Roma il Centro integrato ricerca e cura.

La Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e l’Università Campus-Bio-Medico di Roma, sostenute da Fondazione Roma, stanno realizzando il Centro integrato per la ricerca e la cura della malattia di Alzheimer che sarà dedicato alla diagnosi precoce e alla terapia della forma più comune di demenza nella popolazione.  

Tratto distintivo del Centro sarà l’integrazione, basata su un approccio olistico di cura e assistenza al paziente che prevede una forte sinergia tra attività di ricerca, attività clinica con approccio multidisciplinare e diagnostica strumentale avanzata, con l’obiettivo di arrivare a una diagnosi tempestiva della malattia e di individuare terapie personalizzate ed efficaci.  

La fase di ricerca preclinica sarà diretta dal professor Marcello D’Amelio, coordinatore della ricerca del Dipartimento di Medicina e chirurgia e responsabile dell’Unità di ricerca di Neuroscienze molecolari dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. «Grazie all’identificazione di nuovi biomarcatori nella fase preclinica di malattia, sarà possibile intervenire tempestivamente per incidere significativamente e in maniera mirata sulla progressione di malattia» ha commentato il prof. D’Amelio.

Altro protagonista è il professor Vincenzo Di Lazzaro, direttore dell'Unità Operativa di Neurologia, coordinatore di ricerche innovative mirate alla diagnosi precoce della malattia, con particolare attenzione all’uso di biomarcatori nel liquido cefalorachidiano, marcatori genetici, tecniche avanzate di risonanza magnetica e pet con traccianti specifici per la beta-amiloide. Questi approcci non invasivi permettono di studiare la funzione neuronale e prevedere l'evoluzione verso l’Alzheimer nei pazienti con deficit cognitivi lievi. Inoltre, la sua ricerca sull’integrazione della stimolazione magnetica transcranica con registrazioni elettroencefalografiche offre nuove prospettive per comprendere la connettività cerebrale, un elemento chiave nelle fasi iniziali della malattia​. 

«La stretta collaborazione fra ricercatori di base e clinici coinvolti nella gestione diagnostico-terapeutica sarà la chiave di volta del progetto. Fondamentale sarà anche l’attenzione ai caregiver» ha sottolineato il professor Di Lazzaro.

Grazie al sostegno di Fondazione Roma, saranno disponibili strumentazioni di ultima generazione, come la Risonanza Magnetica 3 Tesla che, con una elevata risoluzione delle immagini, consentirà di studiare con la massima accuratezza aree cerebrali potenzialmente coinvolte nelle fasi precoci della malattia ma difficilmente esplorabili con tecniche convenzionali.  

Oltre a permettere l’inquadramento diagnostico del paziente, le indagini effettuate forniranno dati utili alla ricerca, innescando un meccanismo virtuoso in cui le conoscenze cliniche saranno preziose per far crescere la ricerca di base e i risultati degli studi preclinici potranno essere immediatamente spendibili per migliorare l’approccio diagnostico-terapeutico.  

Il progetto di realizzazione durerà cinque anni e prevede un finanziamento di due milioni di euro da parte di Fondazione Roma, attraverso la Biomedical University Foundation.

 

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«Con il sostegno a questo importante progetto, la Fondazione Roma pone un nuovo tassello nel mosaico dell’affronto alla grave e diffusa patologia» ha sottolineato il Presidente della Fondazione Roma Franco Parasassi. 

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